Ho perso qualche dea per via dal Sud al Nord,
e anche molti dèi per via dall’Est all’Ovest.
Mi si è spenta per sempre qualche stella, svanita.
Mi è sprofondata nel mare un’isola, e un’altra.
Non so neanche dove mai ho lasciato gli artigli,
chi gira nella mia pelliccia, chi abita il mio guscio.
Mi morirono i fratelli quando strisciai a riva
e solo un ossicino festeggia in me la ricorrenza.
Non stavo nella pelle, sprecavo vertebre e gambe,
me ne uscivo di senno più e più volte.
Da tempo ho chiuso su tutto ciò il mio terzo occhio,
ci ho messo una pinna sopra, ho scrollato le fronde.
Perduto, smarrito, ai quattro venti se n’è volato.
Mi stupisco io stessa del poco di me che è restato:
una persona singola per ora di genere umano,
che ha perso solo ieri l’ombrello sul treno.

(W.Szymborska, Discorso all’ufficio oggetti smarriti)

Buon Natale a tutti, filo

 

 

 

 

Comments Commenti disabilitati

Ciao,
non saprei paragonare la città dove vivo adesso a qualche altra città.
Sarà perchè vivo lontano dal centro, in periferia, circondata da campi coltivati e brughiera (e un inceneritore), laddove si consumò secoli fa la battaglia di Legnano contro il Barbarossa.
Sarà perchè questa Lombardia operosa e grezza, che si esprime preferibilmente a grugniti, non trovo mi rappresenti ormai in nulla. 
Sarà perchè il centro di questa città è piccolo, grazioso ma troppo spesso deserto perchè qui i giovani, finite le lezioni e il lavoro, fuggono verso Milano e gli anziani si rifugiano in casa o nei centri commerciali.
No, non individuo più un carattere distintivo di questa città che valga la pena, oggi, di essere portato ad esempio. Nè mi sento coinvolta nel ricercarlo in un passato che comunque non mi apparterrebbe, a cui non ho partecipato.
Ci stiamo bene, ci viviamo ormai da più di trent’anni. Qui abbiamo trovato i nostri nuovi affetti e i nostri nuovi lutti. Qui abbiamo generato i nostri figli. E’ tutto, direi.
Il mio paese di nascita è lontano ma non perso, racchiuso in pagine e pagine di diari adolescenziali. Disponibile ad essere riaperto, qualora ne sentissi il bisogno.
Ma per il momento tutto rimane com’è, non particolarmente rivolto al passato, nè particolarmente desideroso di evasione fantastica.
Concentrato nel qui ed ora, nelle relazioni con le persone care, negli studi, nei progetti di lavoro e di tempo libero, nella ristrutturazione di una casa (reale) dove si riuniscono nelle vacanze le tre sorelle rimaste e di un’altra (simbolica) dove trovano posto anche il fratello e il padre scomparsi, e la mamma, eroica, che rimane presente e vivace, innamorata della vita come non si potrebbe mai immaginare, date le circostanze.
Quest’anno, tra pochi mesi, la luce dei miei occhi si diploma, e con lei mi ridiplomerò anch’io: me lo sento. E non solo per via delle ore trascorse, di sera, a ristudiare con lei Filosofia e Storia, faticosa ma impagabile occasione di rivisitare con gli occhi di adulti ciò che da ragazzi sembrava privo di significato.
Mi ridiplomerò con lei per il piacere e la passione di condividere almeno in parte i suoi anni migliori, così diversi dai miei, così incerti ma singolari, e di fornirle appoggio per quel tanto di cui sono capace, con suo padre, nella nostra improvvisata ma insostituibile funzione di genitori.
Mi ridiplomerò perchè nella vita non si smette mai di apprendere, di cambiare, di guardare alle cose vecchie con occhi nuovi.
E chissà, forse faremo assieme anche una nuova festa di Laurea.
Almeno lo spero.

(foto filorosso)

(foto filorosso)

Comments Commenti disabilitati

(foto filorosso)

(foto filorosso)

 

Succede che la DiDi nera voli quasi silenziosa tra i viali cittadini, inseguita da spirali di foglie gialle e rosse.

Succede – e davvero, non l’avevi previsto – che dopo un’estate muta e rallentata esploda un autunno rumoroso e mosso.

Succede che tutto si inverta, e sembri triste ciò che era allegro, e dolce ciò che sembrava amaro.

Succede che non ci siano più CD da far suonare nello stereo, e che l’abitacolo sia pieno principalmente di parole e di risate.

Succede che la mia bambina ora sia grande, e abbia preso il suo posto nel mondo, e in parte mi abbia fatto spostare.

Succede che guardandomi intorno, anche se mancano alcuni, si sia fatto più spazio per quelli che sono rimasti, e per quelli che arriveranno.

Così assorbo come una spugna i colori di ottobre, per portarli con me durante l’inverno, e oltre.

Comments 6 Commenti »

 auto_polizia

Milano, settembre 2010.

Mia sorella si ferma con la bici davanti alla Questura. Intorno, il solito traffico frenetico, la gente, i palazzi del centro di Milano. Mentre fa scendere il suo bambino Giacomo, di sette anni, ecco che arriva a tutta velocità una macchina della Polizia con sirena e lampeggianti accesi. L’auto si ferma proprio lì davanti, si aprono le portiere e ne scendono un uomo e la sua scorta armata.

La mamma guarda la scena con un certo timore, mentre Giacomo, ammirato, le dichiara perentorio, ad alta voce: “Mamma, da grande voglio fare il poliziotto e guidare un’auto come quella.”

L’uomo scortato lo sente. Si ferma, e, indicando il bambino a pochi passi da lui, si rivolge all’autista rimasto a bordo e gli ordina: “Questo giovanotto deve proprio farsi un giro sulla nostra auto”.

Mia sorella si schernisce, non è il caso, dice, grazie. Ma l’autista della scorta le risponde, sorridendo: “Se l’ha detto il Capo…”

Così Giacomo viene fatto accomodare al posto di guida.

Il poliziotto lo lascia provare l’ebbrezza di essere seduto, per una volta, su un’auto della polizia vera. Gli fa accendere il lampeggiante, lascia partire per un momento la sirena .

Alla fine, gli mette in mano un microfono, gli spiega come accenderlo e lo incoraggia a dire qualcosa nell’altoparlante.

Giacomo ci pensa sopra un po’. Consapevole dell’ufficialità del momento, cerca nel suo repertorio di poliziotto immaginario una frase adatta.

Fa un bel respiro, pigia il tasto del microfono e, con la sua bella voce tenorile, annuncia a tutto l’isolato:

“HOUSTON, ABBIAMO UN PROBLEMA!”

 

Comments 7 Commenti »

In questo mio mese di agosto surreale, il tempo sembra essersi fermato.
Attraverso sulla DiDi nera la città, placida come l’acqua ferma del lago, mentre Beck suona a tutto volume. Trovo posto nei parcheggi, scendo e nuoto.
In questo agosto, il mondo è silenzioso,  i movimenti fluidi e lenti, come dentro un acquario.
Solo l’anima ferita urla ancora, ogni tanto, ma le ho messo il silenziatore perchè non disturbi troppo.

Comments 6 Commenti »

Ventisei giugno.

La prima, vera giornata calda di questo 2010.

Accoccolata tra le mie magic mountains guardo placidamente il cielo. Le nuvole di ovatta bianca si disfano e si riformano continuamente, muovendosi silenziose sullo sfondo azzurro.

Il ruscello borbotta, gli uccellini cantano…

Qualche merlo pesca il suo cibo tra l’erba del prato appena tagliata, di cui si sente ancora l’odore intenso, mentre l’umido della sera imminente acuisce  i sensi.

Chissà se più tardi vedremo le lucciole.

Nel letto disfatto dell’amore maturo, forse dirò finalmente la parola giusta.

foto filorosso

foto filorosso

Comments 8 Commenti »

Guardo una foto finalmente senza dolore. Posso tenere lo sguardo in quello sguardo senza morire.

Soltanto ieri, non mi sarebbe potuto succedere.

Finalmente, un significato comprensibile. Vero o non vero, è irrilevante. Ciò che rileva, è la tollerabilità di senso, per un ego ferito.

Posso cominciare a provarla, a sentire che monta, lentamente, malinconicamente, lietamente: la moderata gioia dell’accettazione.

Grazie, Doc.

G

forever, and ever

 

Comments 4 Commenti »

“Non gioco più, me ne vado” canta Mina e un’armonica suona.

Una scolaresca tra le migliaia, in gita a Venezia. Una dodicenne non ancora donna, la pioggia, l’amore acerbo che si atteggia.

Le vetrine con i gioielli – che bello se fossi fidanzata - il cinema mano nella mano.

Se gioco - è un gioco serio, prove tecniche di amore da grandi.

Le calli di notte, l’armonica in  testa, il pullman del viaggio, seduti vicini nei sedili in fondo.

Di quella gita non ricordo altro.

Pensare che non ti ho mai nemmeno baciato.

Video importato

YouTube Video

Comments 7 Commenti »

uid_1193517357a_100_100Che dire, tanta fatica (per me) per migrare una volta, e ora tutto da rifare.

Di nuovo uno sfondo (s)personalizzato. Non so quando avrò il tempo di ripristinare il mio logo, il mio vecchio sfondo, frutto di ore e fatica, non essendo io – come noto - una sgamata dell’html.

Forse non ci riuscirò nemmeno perchè nel frattempo ho anche cambiato PC.
Grazie Tiscali, ottimo servizio…

Pensare che ti avevo scelta perchè eri la più semplice.

Comments 5 Commenti »

Ti ho sognato. Ancora.

Leggi questo articolo »

Comments 5 Commenti »

echo '';